Lo strano corteo
La conobbi un giorno mentre mi recavo al lavoro e vidi che stava dando da mangiare ai gatti della mia strada. Era una vecchietta gracile e si dava da fare per lasciare il cibo a quelle bestiole.
Mi fermai a guardare poiché alcuni micetti erano proprio graziosi e chiesi: -Cosa fa signora? Le piacciono questi gatti? -
-Si cara- rispose - sono quelli del quartiere. Vedi, sono moltissimi e bisogna pure che qualcuno dia loro da mangiare.
Ogni giorno la incontravo e poco alla volta abbiamo fatto amicizia. Avevo notato una certa bellezza nel suo viso. Nel passato, doveva essere stata una donna piacente, anche se ora dei segni evidenti di malattia la affliggevano. I capelli erano tutti bianchi e raccolti sulla nuca. Gli occhi da miope erano di un verde brillante e frangiati da folte ciglia. Era alta quanto me, ma molto più esile e con le spalle curve. Seppi che si chiamava Bice ed era vedova.
-La mia storia è molto lunga e triste - mi disse un giorno -non voglio affliggerti. -
-No, no- risposi -sarà interessante ascoltarla.
-Ero sposata con un uomo che adoravo. Era ricco e mi faceva vivere nel lusso. I primi anni di matrimonio li vissi come una favola. Lui era innamorato e mi circondava di ogni attenzione. -
-Suo marito è morto, Bice, se le fa male ricordarlo, lasci perdere. -
-Magari fosse morto subito, - incalzò - no sai, finì in carcere per omicidio.
-Omicidio? Mi spiace. E chi ha ucciso? Se posso saperlo. -
La cosa cominciava a incuriosirmi parecchio.
-Te l’ho detto che è una lunga storia. Ha ammazzato chi credeva fosse il mio amante. -
-Il suo amante! Ma perché, lei aveva un’amante? -
Ormai dovevo sembrare proprio impicciona.
-Tutto cominciò quando lui prese a trascurarmi. Stava sempre fuori di casa e mi accorgevo che sperperava i suoi capitali. Seppi che aveva perso la testa per una signora dell’alta società. Io cercavo di farlo ragionare e distoglierlo da lei, ma inutilmente. Erano diventati amanti. -
Mentre narrava, la sua espressione si era fatta dura e gli occhi guardavano lontano, verso luoghi e immagini note solo a lei.
-Bice non ricordi più, lasci stare. –
Ogni tanto il mio altruismo prendeva il sopravvento.
-No, ormai ho stappato la botte. Sta venendo tutto fuori, ascolta. -
Era determinata e serrava le mandibole con rabbia.
-Mi sentivo disperata - riprese - tutte le mie illusioni erano state infrante, il mio amore calpestato. Cominciai a frequentare le associazioni di beneficenza e mi recavo presso i centri di assistenza ai poveri. Cercavo di affogare la mia pena fra il dolore degli altri. Durante una di quelle visite, conobbi un signore molto distinto, era scapolo e molto abbiente. Ben presto s’innamorò di me.
-Bene! Ripagò suo marito della stessa moneta! -
Avevo creduto di capire tutto e invece ne ero lontana.
-Non gli feci mai alcun torto. So che può sembrare una storia d’altri tempi, ma fu proprio quello che avvenne. Quel signore mi seguiva ovunque, ci vedevamo per le solite opere di carità, ma eravamo soltanto amici, io non lo incoraggiai mai minimamente. Non fummo mai amanti. -
-Ma le piaceva almeno? -
-Trovavo in lui tutta la comprensione che mio marito mi negava, mi sentivo desiderata, amata, ma non lo contraccambiavo.
Caso volle che l’amante di mio marito prendesse a frequentare la nostra stessa associazione di beneficenza ed io la conobbi. Era bellissima, poteva fare invaghire di sé qualunque uomo. Era una di quelle donne che fanno credere agli uomini di essere disponibili e poi si negano. Dicono di sì con ogni atteggiamento e poi sono pronte a tirarsi indietro al momento giusto. Ci tentò anche con il mio amico, ma fece fiasco. Lui era troppo innamorato di me.
-Bice, - chiesi - quella signora non capì di chi lei fosse moglie? -
-No, credo non avesse fatto caso al mio cognome. Il bello fu quando un giorno mio marito venne a cercarla all’associazione. Mi vide e rimase allibito, sapeva che mi occupavo di beneficenza, ma non si aspettava di trovarmi in compagnia della sua amante. Tra l’altro, comprese che avevo uno spasimante e fu colto dalla gelosia. Penso si trattasse piuttosto di orgoglio ferito, di sospetti insensati.
Bice scuoteva la testa. Il ricordo le faceva ancora male. Era davvero una storia interessante.
Osservai: -Sarebbe stata l’occasione propizia per ricondurlo all’ovile. -
-Non so perché, ma non volevo più. Infatti, non feci nulla e continuai la mia vita e la mia attività benefica. Mio marito divenne assiduo dell’associazione, però la frequentava per sorvegliarmi. Mi controllava; la sua gelosia cresceva ogni giorno sino a divenire ossessiva. Sino a divenire mania omicida! -
-Non mi dica! Uccise quell’uomo? -
-Sì, un giorno lo trovarono accanto al cadavere di quel poveretto con l’arma del delitto in mano. Fu arrestato e condannato. Mio marito è morto in carcere ormai da anni. -
Quella storia era penosa e mi aveva molto impressionato. Ma ancor più impressionante fu il funerale di Bice.
Già da qualche giorno non l’avevo più rivista e non l’avevo incontrata. Poi una volta, tornando dal lavoro, vidi un incredibile corteo funebre nella strada vicino casa mia. Lo strano consisteva nel fatto che tutti i gatti del quartiere stavano seguendo il feretro. Erano tutti là, composti, in fila, mogi e silenziosi. Formavano il corteo più inverosimile che mai occhio umano potesse immaginare! Non ebbi necessità di chiedere chi fosse morto. Avevo compreso di chi si trattasse. Quelli erano i suoi gatti, le bestiole mansuete cui, per anni, Bice aveva portato da mangiare. Adesso erano là tutti quanti, non ne mancava nessuno, come se avessero compreso che la loro amica era morta. Erano posti in fila, a formare un corteo ordinato, lugubre, straziante. Erano là per dare l’estremo saluto alla loro benefattrice. Se non lo avessi visto con i miei occhi, non ci avrei mai creduto. Come me, altre persone erano rimaste allibite per quella scena! Tutti guardavano e quasi inavvertitamente seguivano e si aggiungevano al corteo. Lei sempre così sola, adesso, grazie ai suoi amici gatti aveva dietro di sé tantissime persone ad accompagnarla.
Naturalmente c’ero pure io.